L’uomo con borsetta e collant: aiuto!!

Rubrica vintage a cura di Cristiana DeGiglio

 L’uomo con borsetta e collant: aiuto!

Dopo l’articolo della scorsa settimana dedicato al trionfo della femminilità con le pin up, affrontiamo un discorso agghiacciante e disgustoso:

l’uomo con la borsa e i collant! 

Non la ventiquattrore, ma la shopping, il secchiello e così via.

Alle ultime sfilate le borse da uomo erano ovunque: dal beauty Louis Vuitton, ai maxiborsoni coloratissimi di Burberry – con o senza frange – e poi secchielli, buste, zainetti, bauletti e tracolline.

Sono prodotti da Hermès, Bottega Veneta, Dior Homme, Canali e Valentino, Paul Smith, Moschino, Dolce & Gabbana e Gucci. E’ il guardaroba maschile che si devolve e che rivendica i prodotti dell’immaginario femminile senza doversi più giustificare (help!) o almeno è quello che cercano di proporre gli stilisti.

Come i collant da uomo, coprenti o velati, tinta unita o fantasia, molti con pratica apertura sulla zona inguinale.

Va bene, nel Medioevo la calzamaglia era elemento chiave dell’abbigliamento dell’uomo. Nel Medioevo, però.

Alla fine degli anni Cinquanta, con l’invenzione del collant di nylon, più comodo a portarsi delle calze, che avevano bisogno di guêpière o giarrettiere, questo divenne un classico indumento femminile.

Nel Novecento l’uomo poteva indossare una calzamaglia, per tenersi caldo sotto i pantaloni, specie nei paesi freddi. Oggi è fashion; i maschietti sono sempre più vanitosi, e i collant possono anche modellare e contenere, per avere una silhouette più snella (aiuto!).

collant da uomo

Il collant è scomodo, opprimente, anti-igienico e “antisesso”. Il motivo per cui un uomo possa decidere di usarlo è l’equivalente alla castrazione chimica, scegliendo al posto di calzamaglie rinascimentali nient’altro che disgustosi collant da donna. Chi ha queste belle pensate forse ha in mente di farci estinguere per mancanza di desiderio.

Il grottesco è che attualmente noi donne il collant lo usiamo il meno possibile per i motivi di cui sopra, riscoprendo calze autoreggenti, calze con reggicalze, leggins, parigine, insomma qualsiasi cosa pur di liberarsi degli orribili, malsani e scomodi collant. Ormai è il caos: non è mai stato più utile il mio corso sulla femminilità per donne. Cosa vogliono farci diventare?

Un indistinto unisex, per aumentare le vendite? Gli uomini restino uomini, senza rendersi ridicoli indossando dei capi prettamente femminili. E poi: cosa fareste voi, se nel dopo cena il vostro cavaliere, sfilandosi abilmente i pantaloni, rivelasse un bel 20 denari color carne? C’è solo da sperare che non arrivi anche la moda del gambaletto, a questo punto!

Penso che ognuno dovrebbe fare quello che sa fare ed essere quello che è senza sconvolgere e ribaltare la natura e la decenza…poi liberi tutti!

borsa da uomo

Outfit per la laurea (in filosofia) consigli e idee

Come sapete spesso in questo blog faccio incursioni poco filosofiche relative alle altre due passioni, che sono il fashion e il food, parlando di sagre, mercatini, vestiti..

Ebbene questa volta ho deciso di raccontarvi del mio “travaglio filosofico” relativo alla scelta dell’abbigliamento per la discussione della tesi della mia seconda laurea, in filosofia.

Premesso che la Facoltà di Genova è molto “easy” e informale e che si trattava della mia seconda laurea, quindi un evento meno “rilevante” diciamo della prima, devo dire che nei mesi precedenti alla discussione sono andata davvero  in fibrillazione, quasi più per il vestito che per la tesi in sé!

Già la mia saggia mamma, che a Genova si è laureata in lettere negli anni ’70, mi ha sempre raccontato che prima di ogni esame andava dal parrucchiere, prima di ripassare, in modo da essere e, soprattutto sentirsi, in perfetta forma!  Inutile girarci intorno, infatti, noi donne sappiamo come sentirci bene sia fondamentale e come spesso un abito nuovo, una pettinatura perfetta giovano più alla nostra sicurezza e alle nostre performance, più che alla nostra reale immagine in sè.

Molte persone d’altra parte hanno provato ad analizzare il rapporto tra filosofia e donne, filosofia e moda, ma credo che sia una rassegna infinita e magari un giorno ve ne parlerò.

Posso solo dirvi che io sembravo una pazza e i due mesi prima della discussione continuavo a girare tutti i negozi di Alessandria e Celle e avrò provato mille outfit a casa, cambiando ventimila volte idea, almeno.

In ogni caso detesto gli abbigliamenti classici e pre confenzionati tipo tallieur nero e camicia bianca, che sta sempre bene..nel cestino della spazzatura. A parte che il tallieur nero, per bon ton si mette solo ai funerali e la laurea certo non è un evento che ci ha a che fare, perché comprare un tallieur inutile se non è il nostro genere e non lo metteremo mai?

E soprattutto perché vestirci in modo troppo diverso dal solito, solo per aderire a supposte regole o convenzioni? Sembrerà una banalità ma l’importante in un momento così bello e importante è sentirsi a proprio agio per poter dare il meglio di sé.

Detto questo, sicuramente io ho esagerato nella scelta del vestito che mi “faceva sentire a mio agio” cambiando ben tre outfit.

Alla fine ho scelto di mettere i pants Moschino love che pietosamente mi ha regalato mia mamma e che mi piacciono tantissimo con una maglietta e giacca semplice nera.

Ma la punta di diamante sono state le scarpe: Sergio Rossi vintage originalissime (perché di mia nonna) anni ’80, trovate per puro caso nello stanzino di casa sua!

Dato il risultato direi che andata bene!

Nella foto io e il mio fratellone trionfanti, dato che il risultato è stato più delle persone che mi sono attorno che mio! 😀

Moschino love pants

Pasquetta a Celle …e la filosofia delle cose belle

Dopo gli impegni della tesi e un anno super impegnativo, che non vi sto a raccontare se no ci vorrebbero altri dieci post, non avevo proprio nessuna voglia di muovermi per Pasqua e Pasquetta, ma neppure totalmente voglia di stare a casa e così sono andata a Celle Ligure, mio posto del cuore, mio “paese” da quando ho 4 anni e ho riscoperto, ancora, come in ognuno di questi 32 anni, la bellezza di questo luogo magico.

Il post  che sto scrivendo in realtà è un vecchio  canto d’amore per Celle, ma dato che il blog parla di filosofia cercherò di farci entrare qualche riflessione sulla bellezza in generale e su ciò che ci piace.

Dicono gli psicologi e anche alcuni filosofi che troviamo bello ciò che ci ricorda l’infanzia e le prime cose viste come “belle”.

Sentiamo una sorta di nostalgia, che già avevano individuato i primi filosofi: Platone diceva che prima di nascere le nostre anime vedono la bellezza nel mondo delle idee e per questo quando la rintracciamo su questa terra siamo colti da una struggente nostalgia.

A dire la verità per Platone la bellezza era numero, forma corretta e proporzione, elementi che poi gli psicologi evoluzionisti e gli esperti hanno riconosciuto come segnali “sensibili” per il nostro cervello.

Lasciandomi andare a questa suggestione, posso dire che Celle mi ricorda le prime uscite da sola, dato che si tratta di uno dei pochi paesi della Liguria non attraversato dall’Aurelia, dove quasi tutti si conoscono e i bambini fin da piccoli vengono lasciati liberi di girovagare e giocare a pallone (ahimé giuoco vietato) in passeggiata.

Ricorda i primi “amori” in spiaggia e ancora, a ritroso, i soldini per comprare la focaccia a colazione lasciati sul comò.

Mi ricorda anche le lunghe estati: mia mamma, mio fratello e io, con il papà che lavorava tutto il giorno, i nonni lontani, a mangiare alle ore che volevamo, svegliarci tardi e al pomeriggio arrivare in spiaggia quando gli altri andavano via per l’ultimo bagno della giornata con i bagnini che ci urlavano dietro che era ora di chiudere, ma a volte, alla fine si buttavano pure loro!

Evidentemente, però, Celle risveglia nostalgia e bellezza in molte persone, perché a Pasquetta é stata letteralmente invasa da un sacco di persone che hanno finito, in ordine: quasi tutti i giornali nelle edicole (beati i negozianti), quasi tutti i gelati alla gelateria siciliana, sotto la chiesa “a righe” in passeggiata, quasi tutta la focaccia da Rio, il suo vero nome è Tuttintorno, ma noi continuiamo a chiamarla come si chiamava prima.

Hanno finito anche tutti e, proprio tutti, i dolcetti e le brioche fatte da Pino, la pasticceria con la P maiuscola, che si trova nel vicolo e che nella gara di bontà per me non è ancora stata battuta da nessuno, anche nei giri  -pochi- per il mondo della vita adulta.

Insomma un saccheggio che mi ha dato gioia, perché più persone riconoscono la bellezza di un luogo e più persone aiuteranno a farlo crescere e a far sì che mantenga le sue belle qualità, in modo che un giorno forse anche i miei figli potranno goderne.

La mia Pasquetta infine è stata resa davvero speciale dal fatto di uscire al tramonto quando Celle ormai era è svuotata, in un paesaggio irreale rispetto a quello visto poche ore prima e prendere un aperitivo, proprio da Rio, al tramonto, quando tutti i negozianti finiscono di lavorare e vanno lì a bere e a parlare e a godersi le ultime ore della giornata.

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Genova io ti adoro: ecco cosa mi hai insegnato (tanto)

Genova io ti adoro, sei la città dove ho conseguito la seconda laurea, spronata da mia madre che già qui si era laureata negli straordinari cortili e giardini di Via Balbi.

E’ qui che ho conosciuto Nicla Vassallo e Marcello Frixione che mi hanno permesso e aiutato a laurearmi in filosofia con il massimo dei voti e la lode.

Adoro la chiesa di San Lorenzo, le mostre a Palazzo Ducale, di cui una, quella di Schiele  è stata davvero importante per me.

Adoro i vicoli e Palazzo San Giorgio e l’atmosfera dal melting plot di Caricamento, la sera al tramonto non c’è niente di meglio che prendere l’aperitivo al Porto Antico.

Infine, una fashion victim come me, certo non poteva ignorare anche i negozi, ma lo sai, le grandi marche ecc, le compro e spesso le guardo soltanto ovunque, a me piace l’eleganza discreta di Pescetto, anche nello spazio vintage Elite, che mi ricorda, all’interno, il vecchio negozio di stoffe di mio nonno, che non a caso era proprio genovese.

E mi piace anche Ghiglino, negozio, più adatto ai giovani, con anche pezzi convenienti a fianco ad altri costosissimi sempre con l’occhio puntato alla qualità.

Una volta ho sentito questa frase: “Le donne di Milano vestono per fare invidia alle altre donne, quelle di Roma e del sud per piacere agli uomini” ebbene le donne e gli uomini di Genova nella loro esagerata semplicità si vestono solo per piacere a se stessi.

E così voglio essere io, forte della mia laurea in filosofia tanto desiderata, proprio tu, Genova mi hai insegnato a piacere soprattutto a me stessa.

Genova Valentina Piacentini blog Ghiglino Genova Pescetto Genova

Ecco perché laurearmi in filosofia mi ha reso una persona migliore e mi ha permesso di capire gli altri

Giovedì 26 marzo mi sono laureata per la seconda volta, in filosofia.

Sono partita senza troppo sperarci e, infatti, alcuni mesi, se non anni di stop ci sono stati.

Poi, una rovinosa caduta dagli sci, a Capodanno 2013, mi ha dato l’input e anche il tempo (!) per riprendere in mano questo sogno e ricominciare a studiare. Senza troppa convinzione ho iniziato a dare un esame dopo l’altro, finché non mi sono trovata alla tesi e un’emozione fortissima mi ha preso.

Pensavo fosse uni sfizio e, invece, essere riuscita a laurearmi tra mille difficoltà: gamba rotta, lavoro, neo convivenza, mi ha cambiato completamente: mi ha reso una persona più sicura di sé e di certo anche più completa.

Tutto ciò mi ha fatto anche molto riflettere sulle persone e sulle difficoltà della vita che a volte ci creiamo da soli. Nel mio percorso, infatti, ho sentito troppe persone dire: “avrei voluto un sacco laurearmi, ma: i miei non mi hanno aiutato, avevo i bambini piccoli, dovevo lavorare, non avevo tempo, non ci capivo niente..”. E chi più ne ha più ne metta, la fila delle scuse non ha davvero mai fine.

Ebbene, vi dirò una cosa: l’università italiana è spettacolare anche per questo: non serve fortuna (o meglio ne serve, poca secondo me) non servono particolari doti, ma la volontà quella sì, serve un sacco. La volontà di andare dietro a professori, materie ed esami, quella, almeno, è davvero necessaria.

Ho incontrato persone ripetere un esame sette volte prima di riuscire a passarlo, altre provare ogni escamotage per farsi simpatica una prof, ne ho visti altri ancori fare tre lavori per mantenersi agli studi. Una sola volta sono stata bocciata quando studiavo psicologia, e giustamente, non avevo capito una mazza della materia “analisi dei dati”, i miei si stavano separando, ecc.. e allora un mitico professore e opinionista mi disse: “se fosse un’altra un 25 glielo tirerei dietro, ma così no, con il suo libretto no, torni e si faccia dare trenta”.
E così è stato.

Insomma non credo che tutto sia facile, che serva la filosofia new age del volere è potere, ma credo che la volontà conta e soprattutto che quando ci creiamo delle scuse ad hoc come tutti facciamo, in realtà ci facciamo del male, perché è come se dicessimo a noi stessi che in realtà non ce la potremmo mai fare!

Auguro allora a tutti, di realizzare almeno una volta un sogno come il mio, come una laurea in filosofia, inutile forse, come mi hanno detto in molti, ma capace di sondare la forza e la potenza dei desideri e rendermi quindi una persona migliore.

 

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Le borse Dior che non possono mancare nella wish list di una patita vintage

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Buongiorno a tutte!

Come sapete sono un’appassionata di vintage e, di questi tempi credo non indosserei una borsa nuova e modaiola neppure sotto tortura, anche se poi ci sono le eccezioni, si sa!

In questo post vi elenco le borse vintage di Dior, che considero top, scusate se le foto non sono un granché, in quanto le ho scaricate dall’ufficio, a breve giuro che ne farò di mie!

Amo particolarmente il bauletto di Dior, specie blu, che uso anche come piccola valigia-sacca per i weekend e le gite di pochi giorni, sempre di Dior mi piace molto il modello che ho caricato in foto, anche se a dire il vero mi piace di più in accostamenti di colori particolari, con pelle liscia e no logo, a esempio verde e giallo, con il viola.. anche se in realtà non sono mai riuscita a comprarmi questo modello, ma spero nel futuro! 🙂
Infine, in questo periodo amo anche la “Sella” o Saddle che è al limite del vintage essendo una borsa anni ’90, ma che non viene più prodotta e quindi sta acquistando valore nel settore dei mercatini e dell’usato e che amo nella versione liscia e nera, ma anche in quella più “vissuta” Gaucho, mentre in questo caso, non mi piace molto logata, in quanto reputo il logo un elemento tipico degli anni ’70 e sulle borse attuali non mi piace molto.

Non amo particolarmente la Lady Dior, a esempio,  che secondo me ha meno personalità e un charm enorme con la D che non mi sembra chich, ma questi sono gusti personali.

E voi, cosa ne pensate, amate Dior vintage? Quali modelli preferite?? Fatemi sapere!

La mia gita a TASTE 2015

Questo weekend sono  stata a Taste 2015, l’evento che ogni anno, ormai da un decennio, raggruppa espositori di cibo di qualità e foodies, ovvero appassionati di questo mondo, nella mitica cornice della stazione Leopolda di Firenze.

E’ vero,  ho partecipato a questo evento per lavoro, ma questo non mi ha impedito di divertirmi un sacco e ora vi racconto tutto ciò che ho visto e letteralmente “assaporato”:

Innanzitutto la location: la stazione Leopolda di Firenze è davvero bellissima e ricorda vagamente il Museo d’Orsay, uno dei miei preferiti, realizzato anche esso, infatti, in una vecchia stazione.

Il cibo spettacolare, tutto di alta qualità e non sempre caro come pensavo, soprattutto se si crede che dietro a tanti prodotti c’è una storia artigiana di qualità di cui ho avuto la fortuna di vedere volti, sentire storie e insomma toccare veramente con mano la passione e la cura che queste persone mettono nel loro lavoro.

Vi dico anche cosa ho acquistato alla fin fine:

Una boccettina d’olio pugliese (di design) e qui bisogna dire che io amo i sapori forti del sud, tipo appunto quelli della Puglia, mentre invece, ironia della sorte, il mio ragazzo che è del sud, mi critica sempre per questa scelta e adora il delicatissimo l’olio ligure. In ogni caso quello che ho scelto è piaciuto tantissimo anche a lui proprio per le particolarissime note fruttate. E’ di Di Frantoio Muraglia.

Ho assaggiato poi una grappa al moscato spettacolare: Stefania e Giancarlo mandano avanti vicino ad Asti la più piccola distilleria d’Italia, producendo solo grappe naturali e fruttate senza zuccheri aggiunti, nemmeno quelli consentiti di legge. Si chiama Distilleria Sancarlo e, come ho detto,  è in provincia di Asti.

Ho assaporato poi una pasta di nocciole 100% con essicazione naturale, prodotta nell’Alta Langa, che sarebbe solo a uso pasticceria e ristorazione, ma che io avevo voglia di mangiare a cucchiaiate! In più è proveniente da una filiera, realizzata con l’aiuto del GAL (Gruppo di Azione Locale) della zona  da tre giovani, Marco, Marco e Giorgio, si chiama Terra della Nocciola.

Infine, non poteva mancare il mio dolce preferito: il fantastico IlNocciolotto, bacio morbido nocciola con farcitura di confettura lampone extra, che adoro e che realizza il nostro amico Mauro di San Salvatore Monferrato .. slurp

Per info: Amaretti Mauro

Nelle foto: la borsa di TASTE, subito diventata oggetto del desiderio

Mauro Allemanni con i suoi prodotti, tra i miei preferiti senza dubbio IlNocciolotto,

Stefania della Distilleria Sancarlo e l’olio del Frantoio Muraglia, in una delle (tante) loro bottigliette di design.

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