Outfit per la laurea (in filosofia) consigli e idee

Come sapete spesso in questo blog faccio incursioni poco filosofiche relative alle altre due passioni, che sono il fashion e il food, parlando di sagre, mercatini, vestiti..

Ebbene questa volta ho deciso di raccontarvi del mio “travaglio filosofico” relativo alla scelta dell’abbigliamento per la discussione della tesi della mia seconda laurea, in filosofia.

Premesso che la Facoltà di Genova è molto “easy” e informale e che si trattava della mia seconda laurea, quindi un evento meno “rilevante” diciamo della prima, devo dire che nei mesi precedenti alla discussione sono andata davvero  in fibrillazione, quasi più per il vestito che per la tesi in sé!

Già la mia saggia mamma, che a Genova si è laureata in lettere negli anni ’70, mi ha sempre raccontato che prima di ogni esame andava dal parrucchiere, prima di ripassare, in modo da essere e, soprattutto sentirsi, in perfetta forma!  Inutile girarci intorno, infatti, noi donne sappiamo come sentirci bene sia fondamentale e come spesso un abito nuovo, una pettinatura perfetta giovano più alla nostra sicurezza e alle nostre performance, più che alla nostra reale immagine in sè.

Molte persone d’altra parte hanno provato ad analizzare il rapporto tra filosofia e donne, filosofia e moda, ma credo che sia una rassegna infinita e magari un giorno ve ne parlerò.

Posso solo dirvi che io sembravo una pazza e i due mesi prima della discussione continuavo a girare tutti i negozi di Alessandria e Celle e avrò provato mille outfit a casa, cambiando ventimila volte idea, almeno.

In ogni caso detesto gli abbigliamenti classici e pre confenzionati tipo tallieur nero e camicia bianca, che sta sempre bene..nel cestino della spazzatura. A parte che il tallieur nero, per bon ton si mette solo ai funerali e la laurea certo non è un evento che ci ha a che fare, perché comprare un tallieur inutile se non è il nostro genere e non lo metteremo mai?

E soprattutto perché vestirci in modo troppo diverso dal solito, solo per aderire a supposte regole o convenzioni? Sembrerà una banalità ma l’importante in un momento così bello e importante è sentirsi a proprio agio per poter dare il meglio di sé.

Detto questo, sicuramente io ho esagerato nella scelta del vestito che mi “faceva sentire a mio agio” cambiando ben tre outfit.

Alla fine ho scelto di mettere i pants Moschino love che pietosamente mi ha regalato mia mamma e che mi piacciono tantissimo con una maglietta e giacca semplice nera.

Ma la punta di diamante sono state le scarpe: Sergio Rossi vintage originalissime (perché di mia nonna) anni ’80, trovate per puro caso nello stanzino di casa sua!

Dato il risultato direi che andata bene!

Nella foto io e il mio fratellone trionfanti, dato che il risultato è stato più delle persone che mi sono attorno che mio! 😀

Moschino love pants

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Pasquetta a Celle …e la filosofia delle cose belle

Dopo gli impegni della tesi e un anno super impegnativo, che non vi sto a raccontare se no ci vorrebbero altri dieci post, non avevo proprio nessuna voglia di muovermi per Pasqua e Pasquetta, ma neppure totalmente voglia di stare a casa e così sono andata a Celle Ligure, mio posto del cuore, mio “paese” da quando ho 4 anni e ho riscoperto, ancora, come in ognuno di questi 32 anni, la bellezza di questo luogo magico.

Il post  che sto scrivendo in realtà è un vecchio  canto d’amore per Celle, ma dato che il blog parla di filosofia cercherò di farci entrare qualche riflessione sulla bellezza in generale e su ciò che ci piace.

Dicono gli psicologi e anche alcuni filosofi che troviamo bello ciò che ci ricorda l’infanzia e le prime cose viste come “belle”.

Sentiamo una sorta di nostalgia, che già avevano individuato i primi filosofi: Platone diceva che prima di nascere le nostre anime vedono la bellezza nel mondo delle idee e per questo quando la rintracciamo su questa terra siamo colti da una struggente nostalgia.

A dire la verità per Platone la bellezza era numero, forma corretta e proporzione, elementi che poi gli psicologi evoluzionisti e gli esperti hanno riconosciuto come segnali “sensibili” per il nostro cervello.

Lasciandomi andare a questa suggestione, posso dire che Celle mi ricorda le prime uscite da sola, dato che si tratta di uno dei pochi paesi della Liguria non attraversato dall’Aurelia, dove quasi tutti si conoscono e i bambini fin da piccoli vengono lasciati liberi di girovagare e giocare a pallone (ahimé giuoco vietato) in passeggiata.

Ricorda i primi “amori” in spiaggia e ancora, a ritroso, i soldini per comprare la focaccia a colazione lasciati sul comò.

Mi ricorda anche le lunghe estati: mia mamma, mio fratello e io, con il papà che lavorava tutto il giorno, i nonni lontani, a mangiare alle ore che volevamo, svegliarci tardi e al pomeriggio arrivare in spiaggia quando gli altri andavano via per l’ultimo bagno della giornata con i bagnini che ci urlavano dietro che era ora di chiudere, ma a volte, alla fine si buttavano pure loro!

Evidentemente, però, Celle risveglia nostalgia e bellezza in molte persone, perché a Pasquetta é stata letteralmente invasa da un sacco di persone che hanno finito, in ordine: quasi tutti i giornali nelle edicole (beati i negozianti), quasi tutti i gelati alla gelateria siciliana, sotto la chiesa “a righe” in passeggiata, quasi tutta la focaccia da Rio, il suo vero nome è Tuttintorno, ma noi continuiamo a chiamarla come si chiamava prima.

Hanno finito anche tutti e, proprio tutti, i dolcetti e le brioche fatte da Pino, la pasticceria con la P maiuscola, che si trova nel vicolo e che nella gara di bontà per me non è ancora stata battuta da nessuno, anche nei giri  -pochi- per il mondo della vita adulta.

Insomma un saccheggio che mi ha dato gioia, perché più persone riconoscono la bellezza di un luogo e più persone aiuteranno a farlo crescere e a far sì che mantenga le sue belle qualità, in modo che un giorno forse anche i miei figli potranno goderne.

La mia Pasquetta infine è stata resa davvero speciale dal fatto di uscire al tramonto quando Celle ormai era è svuotata, in un paesaggio irreale rispetto a quello visto poche ore prima e prendere un aperitivo, proprio da Rio, al tramonto, quando tutti i negozianti finiscono di lavorare e vanno lì a bere e a parlare e a godersi le ultime ore della giornata.

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