Borse vintage: sì il prezzo è giusto!

Roberta vintageCiao ragazze! Quando ancora facevo la “turista” ai mercatini spesso mi domandavo come fare a capire, oltre all’aspetto puramente economico e personale, se una borsa poteva essere un affare oppure no. A forza di vendere e comprare ho poi  maturato un mio piccolo portuario, che ho deciso ora di condividere: insomma come si fa a capire se una borsa vintage ha il prezzo giusto oppure no?

Per prima cosa vi consiglio di stare in guardia, e contro l’interesse di commerciante della domenica, vi consiglio di guardare spesso internet e anche e -bay per avere un’idea delle quotazioni reali dei pezzi vintage presenti sul mercato. Spesso i commercianti pensano, a ragione o torto, di avere pezzi eccezionali e sparano prezzi esagerati. Quelli poco seri poi guardano anche come vi vestite o come vi atteggiate, ve lo assicuro! 😉 Quindi state attenti :-))

Poi bisogna guardare se una borsa è in buono stato oppure no, se si può davvero aggiustare o se è perfetta così ed eventualmente tenere conto dei lavori: sostituzioni ecc..

Infine: il materiale, una borsa in pelle ha sempre un discreto valore nel tempo quindi è giusto che costi qualche euro in più, anche se magari non è “formalissima”.

Una borsa di pelle vintage non firmata e non particolare dovrebbe costare al massimo massimo 40-50 Euro, una di lucertola può arrivare a seconda della foggia ecc.. anche a 100 -120 Euro ma se ve la vogliono vendere a di più non è un affare secondo me. Infine, per le borse firmate molto varia dalle quotazioni attuale e da.. quanto la desiderate!!

 

Infine ricordatevi un vecchio consiglio di stile: il reale prezzo di una borsa o di un vestito è sì quello del “cartellino” ma maggiorato dei vestiti o accessori che dovrete comprare per abbinarlo e diviso per tutte le volte che lo metterete, detratto del piacere e della sicurezza che proverete nel portarlo, che spesso non hanno quasi prezzo! 😀

 

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Vintage for dummies: le borse che devi (davvero) avere!

YSL vintage bag

YSL vintage bag

Partiamo da un presupposto: borse vintage e non vintage s’intrecciano nella vita reale degli appassionati, che spesso aspirano a un “totally vint”, ma cedono poi alle tentazioni della moda.

Penso allora dalle borse che servono nella vita reale, vintage o no, per trarre qualche spunto e cito ancora la mia guru e maestra di stile, Madame Dariaux:

2 borse medie per il lavoro ( possibilmente di pelle una nera e una marrone).

1 pochette per la sera, possibilmente davvero bella di tessuto pregiato e con una forma particolare.

1 borsa medio grande per i viaggi brevi.

1 borsa di paglia per  l’estate e il mare, che come ho già detto diverse volte è l’unica borsa chic per la spiaggia! 😀

Detto ciò, e ammettendo le consuete variazioni e trasgressioni di chi conosce bene lo stile, vi dico secondo me quali sono le borse vintage irrinunciabili.

Una borsa piccola anni ’50 in lucertola, che non s’indosserà mai di sera, ma che con jeans e anfibi o con un dress grunge a contrasto è stilosossima. Bella sia in marrone sia in nero, costituisce l’ABC della vintage addicted e se siete fortunate si può trovare ai mercatini anche per 20 Euro circa.

Questo tipo di borsa è bella anche bianca  o colorata, più rara e di conseguenza più preziosa, ma anche più difficili da abbinare e da portare.

Una volta fatte le ossa con questo pezzo potete passare ad altri modelli e anche alle “firme” e cercarvi una pochette di seta (dagli anni ’30 ai ’70) per la sera: anche queste  sono facili da trovare, anche per pochi euro e presenti in diversi colori. Se davvero siete fortunate e motivate potete cercare anche una “Robertina” ovvero una piccola borsa di Roberta di Camerino, particolarmente di moda negli anni ’70, ma ora tornate in produzione in velluto. State attente a non farvi “infilare” una Roberta nuova, sembra banale ma non lo è e occhio sempre ai prezzi, essendo molto ricercate, a volte può capitare che vi “sparino” prezzi non proporzionati al modello.

Una vera vinage victim, in ogi caso, non può non avere una Roberta nel suo arsenale! 😀

Infine potete cercare una borsa marrone (colore in auge nei tempi passati perché “andava con tutto”) anche non di pelle,  a me piacciono molto quelle YSL anni ’70, che potete trovare anche a 50 Euro circa se siete fortunate, e poi le Balmain, le Guy La Roche..e chi più ne ha più ne metta. Anche nel vintage vale il principio che una firma “vale” fosse anche solo di un atelier, ma valgono certamente anche la fattura, i materiali, ecc..

Le borse Dior anni ’70 sono molto belle, ma in questo momento hanno meno mercato. Le borse di Gucci vintage sono belle (molto più di quelle nuove) ma bisogna stare attenti e possibilmente documentarsi bene perché i prezzi spaziano veramente tanto e a volte i 2-300 Euro che possono chiedere in alcuni negozi non sono assolutamente giustificati! Inoltre bisognerebbe “studiarsi” bene le variazioni di forma e di logo (che è cambiato molto nel tempo).

Voi cosa ne pensate quali sono le borse vint a cui non rinuncereste mai?? Datemi info e scrivetemi i vostri pareri aspetto con ansia! 😉

 

 

 

La filosofia dei mercatini: tra amore e feticismo

Ogni collezionista, come diceva Freud ha in sé una vena di feticismo, seppure esso diventi patologico solo nel momento in cui rimane unico obiettivo amoroso sessuale del soggetto.

Mi sono spesso chiesta cosa ci sia dietro all’amore folle per mercatini e vintage, che porta a documentarsi per lunghe ore su internet e a svegliarsi alle 4 per andare a frugare nelle cataste di merce degli espositori con le pile. (Si vi giuro che c’è chi lo fa e non solo per lavoro)!

Bene, credo che la passione del vintage e dell’antiquariato, contrariamente a quel che si pensa, sia per gente avventurosa, in quanto se da un lato c’è il piacere di appartenere a una certa e lite socio culturale, dall’altro il gusto della scoperta è da sempre ineliminabile.

I veri amanti del vintage assomigliano secondo me più a Indiana Jones moderni che a inveterati fashion victim e se vi dicono che hanno scovato una Vuitton originale a 20 Euro in mezzo a una cesta di roba buttata lì (raramente ma succede ancora) vi assicuro che quasi sono più fieri del fatto di averla trovata e riconosciuta che del guadagno ottenuto. Lontani dalle fissazioni anali che Freud legava la collezionismo, gli appassionati di vintage sono drogati della scoperta e del superare se stessi e considerano la fatica parte ineliminabile di questo hobby, quasi quanto un velista o un alpinista. La vera differenza è che si affidano e anzi sfidano il fato e l’occasione, anziché il mare o la montagna, armati di cultura e di buon gusto, anziché di sci, piccozza o altro. Per questo un vero vintage addicted per quanto modaiolo, non capirà mai la ragazza provincialotta che ambisce a entrare nel negozio “più bello della città” e rifarsi il guardaroba seguendo Glamour o Elle a zero impegno cerebrale.

Non mettete mai assieme una persona di questo genere con un vero amante del vintage e dei mercatini, sono due mondi inconciliabili.

Dietro a tutto ciò vi sono narcisismo e autocompiacimento esagerati? Certo come negarlo, ma anche un amore quasi infantile per il proprio oggetto: quello raro, che viene venerato quasi come un bambino adora la mamma, e qui torniamo al feticismo dell’oggetto, quasi infantile.

In sintesi l’amante del vintage è un personaggio particolare, ma da apprezzare: se Platone ha detto che non potremo mai accedere alla bellezza, se non alla sua ombra, incatenati come siamo alle catene, il girare frenetico per mercatini ci avvicina forse sempre di più alla bellezza reale! 😀260220122882

 

 

La filosofia salverà il mondo..forse

Spesso mi sono interrogata sull’utilità concreta della filosofia, fin da quando al quarto anno di liceo scientifico me ne sono innamorata follemente.

Il terzo anno brancolavo nel buio in preda alle manie di un professore che non mi faceva capire nulla sigh sigh ma ci intortava continuamente con Kant prima che il programma lo prevedesse!

Il quarto anno è arrivata Lei: e mi ha aperto un mondo, a parte l’attenzione smisurata per Gadamer (da noi alunni ribattezzato Gadamer…da) e l’ermeneutica, che anni dopo avrei considerato non del tutto giustificato, lei la prof Bruno mi ha insegnato l’importanza del pensiero, della contestualizzazione delle idee, sebbene con un’importanza che ora giudicherei retorica sul “dubbio” alla Norberto Bobbio.

Mi ha insegnato ad amare Popper e a criticare  (in parte) la scienza, tanto che alcune posizioni teoriche di Popper stesso  e del mitico Kuhn che ha  parlato di “rivoluzioni scientifiche” me le ricordo perfettamente ancora ora che studio filosofia come seconda laurea all’Università e devo dare molteplici esami di filosofia della scienza, tanto che l’ho scelta come indirizzo di studio.

Già allora pensavo che la filosofia avrebbe salvato il mondo e il tentativo – per fortuna fallito – di bandirla da tutti i licei era per me un chiaro segno della sua utilità contro una cultura “massificata”.

Sono passati un po’ di anni e di esperienze di vita, sono tornata alla filosofia come si torna a se stessi comprendendo che per me era l’unico studio che valeva la pena di fare, l’unica laurea che volevo avere (anche se in realtà ne ho già una). E studia studia, leggi leggi, ho capito che la filosofia non salverà il mondo forse ma ci aiuterà a renderlo migliore, in quanto concentrarci non su chi ha ragione o torto, o sul valore di una affermazione, ma sulla bontà delle prove e delle argomentazioni che portiamo a favore, come già diceva Aristotele,  può esserci utile in tutti gli ambiti della vita, da quelli lavorativi, alla soluzione di problemi, fino ad arrivare ai grandi temi.

Soffermarsi sulle prove e sulle argomentazioni, smascherare gli assunti che vengono dati per scontati ma non lo sono, aiuta a scegliere posizioni e teorie non esatte ma più o meno buone di altre, a rifiutare forme di violenza di razzismo di retorica.. provare per credere.

E sebbene era un gran maschilista il caro Aristotele ci ha insegnato molto di tutto questo nel suo testo “Retorica” un libro che tanti comunicatori e così detti esperti di web marketing, social marketing ecc..ecc.. dovrebbero studiare a memoria anziché – io compresa-  perdere tempo con articoli di così detti guru autoreferenziali su come si fa comunicazione! Ecco a voi l’immagine di questo articolo, quindi!

Aristotele Retorica

Aristotele Retorica

Cosa mi ha insegnato una mega caduta sugli sci sulla vita e sul resto

Ho passato questo Capodanno in modo un po’ insolito, ovvero in ospedale dopo essermi rotta la tibia. Ebbene vi racconto un pò di cose che sono successe..partiamo dal pre: amo lo sci, mio padre faceva le gare e ci portava fin da piccoli, ma proprio per via di questo legame intenso e a volte ambiguo il mio rapporto con questo sport, che poi è il mio preferito, è sempre stato alterno e burrascoso.

Mentre mi stavo impanicando su una pista per la nebbia, ecc..ecc.. e vari pensieri e ricordi correlati, ho fatto un movimento strano e mi sono rotta, ebbene sì, la tibbia  fino al piatto tibiale, proprio il primo giorno delle mie vacanze di Natale!

Il fatto di esser caduta paradossalmente mi ha tolto un sacco di paure, come dire si cade ma poi si va..e a pensarci alla fine succede così in tante altre cose della vita. Sono stata ricoverata il 29 dicembre e il 30 sono stata operata.

Il giorno dopo l’operazione, piangendo per il dolore, ho giurato a me stessa che non avrei più sciato, ma, man mano che il dolore passava, iniziavo a pensarla diversamente, finché non sono arrivate le giornate di sole, rare ma presenti, anche in Val Padana.

Ebbene sì un giorno mi sono svegliata ancora con tutore e stampelle e neanche mi ricordavo cosa era successo, stavo per alzarmi e correre a rispondere al telefono. Adesso sto aspettando luglio 2014 quando mi sono ripromessa di sciare in estivo a Cervinia, la località dove mi sono fatta male, ma che amo e frequento fin da quando sono piccola.

Nel frattempo guardo la cicatrice e la considero non un segno negativo, ma un ricordo e un monito a osare sempre..tanto si cade comunque, ma poi ci si riprende, si va e via, e vi assicuro che la voglia di mettermi in gioco è tornata non solo nello sci, ma anche in altri ambiti della mia vita 🙂

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Come FB sceglie cosa farti vedere in Home e cosa sceglierà con il nuovo algoritmo!

Ed ecco che oggi ho deciso di parlarvi dell’altra mia passione, che poi è anche parte del mio lavoro, ovvero la comunicazione e  i social media.

Molti ci chiediamo se lavoriamo con altri, come dare visibilità ai post della nostra pagina e, dall’altra parte, ovvero da utenti vorremo sapere in base a cosa FB decide di rendere visibili  oppure no i post dei nostri amici nella “Home”.

Ebbene pochi di voi sapranno che la bacheca o meglio Home o meglio ancora “news feed” è stata introdotto in FB solo due anni dopo la sua fondazione ovvero nel 2006 e non è stata subito né compresa né apprezzata da tutti gli utenti, che non erano abituati a questo “bombardamento d’informazioni”, ma  erano invece soliti andare a visitare i singoli profili degli amici.

Figuriamoci la reazione, inizialmente choc con le pagine aziendali, che hanno portato ulteriore complicazione nell’algoritmo di scelta delle informazioni da far vedere in Home!

Il meccanismo, tuttavia, è rimasto oscuro e solo da poco Mark ha deciso di svelare in parte i meccanismi di questa funzione: non vi starò ad annoiare con tutte le caratteristiche attuali dell’algoritmo anche perché sta già per cambiare. Vi parlerò invece di alcune novità MOLTO rilevanti:

Uno studio su 460 milioni di “aggiornamenti di stato” ha permesso ai data scientist di FB di individuare le locuzioni più ricorrenti associate ai messaggi a elevata circolazione in poche parola i “meme” che molti utenti usano per aumentare la propria popolarità e quindi visibilità (in base all’algoritmo precedente). Esempio: clicca qui se anche tu ami gli animali, ecc.. (e via di seguito..)

Da “copia e incolla questo messaggio” a “usa questo messaggio come status”, passando per tutte le formule di incoraggiamento annesse come “fai like se…”. FB vuole incoraggiare i contenuti di qualità, incoraggiando invece le fonti  autorevoli come gli editori, anche allo scopo di incoraggiarli ad usare il social network .

Per quanto riguarda le persone e gli amici, FB avrebbe poi inserito un nuovo meccanismo per  verificare discussioni rilevanti e legami forti, ovvero per privilegiare la visibilità di argomenti e temi che dovrebbero interessarci davvero!

In sintesi non prendiamocela con l’algoritmo FB, ma muoviamoci verso la qualità seguendo lo slogan “Il web è morto” che affermò Wired non troppo tempo fa, dove indicava in realtà che era morto il web generalistico, a scapito della qualità, curando le reti sociali e nel caso delle pagine, cercando di produrre contenuti di qualità, condivisibili in modo spontaneo dagli utenti.

Insomma, come sempre nella comunicazione, le scorciatoie non pagano e anzi spesso penalizzano!FB algoritmo valepiace

Borse Dior I love

Come sapete sono una grande appassionata di vintage, ma oggi volevo parlarvi di un tipo di borsa e di uno stilista che amo particolarmente:

Dior.

Come sapete e come molti stilisti è stato un rivoluzionario: ha rifiutato il dictat paterno di diventare lui stesso un industriale come lui; e ha fatto bene visto che l’azienda di famiglia poi è fallita. Ha rivoluzionato la moda anni ’40 con un’idea nuova donna e proposto, cosa per cui gli sono eternamente grata, accostamenti arditi: come il verde e nero, blu e nero, marrone  e nero che trovo super chic e che puntualmente ritornano, un pò come il rosso-rosa caro a YSL!

Ma le sue idee non sono state prive di ripercussioni sulla società di allora, come il fatto di creare abiti ricchi di volumi, che ha contribuito a risollevare  e non poco l’economia cotoniera del periodo.

Infine Dior per primo ha proposto l’abbinamento borse, scarpe, vestiti e persino smalto venduti assieme. Non peraltro il celebre slogan del rossetto: “almeno le vostre labbra potranno vestire Dior” deriva dalla sua miason!

E qui veniamo al punto: solitamente odio i loghi, unica borsa logo che ho è una Gucci nera molto grande che mi ha regalato mia mamma e che ha una storia tutta particolare che non vi svelerò qui e ora.

Tuttavia devo dire che le borse Dior vintage sono le uniche che trovo chic, perchè così particolari da essere loro un reperto un pezzo “da novanta” del look. Mi piace il bauletto marrone e mi piacciono le pochette, forse per questo ho subito cercato di procurarmeli dalla mi amica Sara, speriamo non li chieda mai indietro! :-))) nella foto: anche Brunetto loves Dior :-))

 

 

 

 

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